In un calamitante “ludus” di inserti canonici ed eterocliti, la tessitura musiva s’appresta ad accogliere la curiosità del tatto e l’emozione dello sguardo. 
Così, la percezione psicologica e lo stupore del “nuovo” intendono indagare nel ‘micro’ invisibile per giungere alla visibilità del ‘macro’. 
L’apparente realtà bidimensionale delle opere tradisce una mirabile e vibrante   “texture” sapientemente mossa da dinamiche superfici che transitano sul divenire armonico delle cromie e sulla bellezza tridimensionale del rilievo.