Il progetto si articola in ovuli resinosi, a tensione scultorea, evocativi di uteri materni che annunciano la gioia od il dolore dell’alba esistenziale. 
Forma e contenuto si unificano nel dialogo spaziale di un’installazione in colloquio visivo con l’osservatore, generato da un fervido connubio fra resina di superficie e struttura a rete metallica. Con sapiente dialogo estetico ed etico, scaturisce un “corpus” di creazioni in grado di coagulare le valenze di un’epidermide essudata, protettrice di inviolabile esistenza. 
Le preziose tessere musive, addossate in nuclei ermetici sparsi in spazi d’attesa, inducono l’infinito poliedro dell’originario avvenimento della vita.